Una rete che anticipa i bisogni

 Non solo servizi competenti: a San Vito al Tagliamento La Nostra Famiglia e le istituzioni hanno costruito comunità e futuro

 

Di Claudia Tringali

Nel cuore di San Vito al Tagliamento, la cura delle persone con disabilità non è soltanto un insieme di servizi: è diventata nel tempo una forma di cultura condivisa, un modo di guardare la vita e le fragilità con occhi diversi. È questo il filo profondo che attraversa il dialogo tra Tiziana Scaccabarozzi, Direttrice Generale Regionale Friuli Venezia Giulia dell’Associazione La Nostra Famiglia, e Alberto Bernava, sindaco di San Vito al Tagliamento: una conversazione che non racconta solo ciò che è cambiato, ma ciò che è diventato possibile.

Quando i luoghi erano distanti

Bernava torna a un passato che oggi sembra lontanissimo, quasi irreale. I centri per la disabilità erano luoghi chiusi, separati, spesso invisibili alla comunità. “Anche La Nostra Famiglia era percepita come un luogo di distacco”, ricorda. Un mondo a parte, che si attraversava con rispetto ma anche con una certa distanza, come se la fragilità appartenesse sempre “altrove”. Oggi, dice il sindaco, “gli argini si sono aperti”. Non è solo una metafora: è la descrizione di una trasformazione reale, vissuta giorno dopo giorno. I servizi non sono più isole, ma parti vive del tessuto urbano. Le istituzioni, il Terzo Settore, l’associazionismo e la cooperazione sociale hanno costruito una rete che non si limita a rispondere ai bisogni, ma li comprende, li accompagna, li anticipa. E soprattutto, è cambiata la coscienza delle persone. “C’è stato un progresso di coscienza delle famiglie e dei cittadini negli ultimi 30-40 anni”. Un cambiamento silenzioso, ma decisivo: oggi la disabilità non spaventa come un tempo, non viene più respinta nell’ombra.

Il coraggio di stare dentro le regole

Scaccabarozzi racconta un’altra scelta fondamentale: quella de La Nostra Famiglia di stare e restare dentro le regole del sistema sanitario, all’interno della rete dei servizi territoriali, mantenendo l’identità del privato sociale accreditato. Non come linea “burocratica”, ma come scelta di appartenenza, di responsabilità, di qualità del servizio offerto.

È qui che il dialogo si fa più profondo. Bernava rompe un vecchio schema culturale: quello che opponeva pubblico e privato sociale. “Per me questa distinzione è sempre stata sbagliata”, dice. Perché il privato sociale non è “altro” dal pubblico: è una parte viva del sistema, che non cerca profitto ma restituisce valore, ogni giorno, alle famiglie e alla comunità.

San Vito come città della cura

Poi arriva un’immagine potente. Un ragazzo incontrato poco prima, dice spontaneamente “città” parlando di San Vito. E Bernava si ferma su quella parola. Perché San Vito, pur piccola, è diventata una città vera: completa nei servizi, nelle relazioni, nelle opportunità. E in questa città, La Nostra Famiglia non è un servizio tra gli altri: è un pezzo di identità collettiva. È parte del motivo per cui le famiglie scelgono di vivere qui. Anche famiglie che arrivano da lontano, anche da Roma, da Milano, scelgono questo luogo per poter affrontare la disabilità del proprio figlio con più equilibrio, con più rete, con meno solitudine.

La scelta più difficile: non essere soli

Il punto più intenso del dialogo è questo: la solitudine delle famiglie nel momento della diagnosi. Quando una vita cambia improvvisamente direzione, quando arriva una diagnosi che spiazza, non c’è solo un bisogno sanitario. C’è un bisogno umano, profondo, urgente: non essere lasciati soli.

Per questo, nel territorio di San Vito, nasce lo sportello “Contatto”, racconta Bernava. Un numero, una mail, un WhatsApp sempre attivo. Ma soprattutto una presenza. Un messaggio semplice e potentissimo: “Siamo qui con voi”.

Quando le famiglie diventano generative

C’è un passaggio che dà senso a tutto il resto. Alcune delle realtà più importanti del territorio sono nate proprio dalle famiglie: genitori che, attraversando la disabilità e frequentando La Nostra Famiglia, ricevono cura ed imparano a diventare attori di cura: scelgono di avviare e costruire servizi per i loro figli dopo la frequenza in Associazione. Come nel caso de “Il Granello”, cooperativa nata da una comunità di genitori diventati fondatori e della Cooperativa Futura, nata su iniziativa di volontari e genitori, che iniziò le sue prima attività di avvio al lavoro per giovani con disabilita utilizzando spazi e locali de La Nostra Famiglia.

È qui che la fragilità smette di essere solo ferita e diventa generazione di futuro. Non perché il dolore sparisce, ma perché si trasforma in azione, in cura condivisa.

Una comunità che cambia lo sguardo

Bernava parla anche delle piccole cose: lo sport adattato, le abitudini quotidiane, le barriere che si rimuovono non solo fisicamente ma mentalmente. È lì che nasce una comunità inclusiva: quando ciò che prima sembrava “eccezione” diventa normalità. E cita anche la cultura, come il documentario di Alberto Fasulo, che ha portato alla luce la vita reale delle famiglie, o il lavoro di accompagnamento di Paolo Tomasin, che aiuta a leggere i bisogni profondi del territorio. Sono sguardi che cambiano lo sguardo collettivo.

Il senso finale: non governare solo con la testa

Alla fine del dialogo resta una consapevolezza forte. Governare un territorio non significa solo costruire strade, parcheggi o servizi. Significa dare forma a una sensibilità collettiva. “Chi guida le istituzioni non può governare solo con la testa, ma anche con la sensibilità”, dice Bernava. Perché solo così le politiche diventano umane.

E allora La Nostra Famiglia, in questo racconto, non è soltanto un’istituzione sanitaria. È un luogo che ha contribuito a cambiare il modo in cui una comunità guarda sé stessa. È parte di un humus che ha trasformato la fragilità in relazione, la cura in cultura, la distanza in appartenenza.

Scaccabarozzi lo riassume con parole semplici e definitive: quando passione, competenza e motivazione si incontrano, non nascono solo intenzioni e buoni servizi. Nascono sinergie e frutti che una comunità riconosce come eccellenti.

E soprattutto nasce qualcosa di unico: un sentimento condiviso di umanità.

Grazie al Sindaco Alberto Bernava e a tutti gli Amministratori e Operatori che ogni giorno partecipano a questa trasformazione creando valore per tutta la comunità.