Grazie alla tecnologia posso…

… scrivere, giocare, disegnare, non chiedere sempre aiuto, uscire di casa, vedere gli amici, comunicare... Gli ospiti della RSD di Mandello riflettono sugli strumenti che migliorano la loro vita.

Mara, casualmente presente all’incontro del Comitato di Redazione che ha definito il progetto di questo numero del Notiziario, ha ricevuto il compito di pensare, insieme agli amici ospiti della Residenza Sanitaria Disabili (RSD) di Mandello del Lario, quali possibilità sono offerte alla loro vita dalla tecnologia. Ed ecco le riflessioni che il gruppo ha condiviso.

“Ci siamo innanzi tutto chiesti che cosa sia la tecnologia e abbiamo concluso che consiste in tutti i beni e gli strumenti inventati dagli uomini nel tempo per facilitare la vita quotidiana di ciascuno. Tanti di questi beni e strumenti sono stati scoperti a poco a poco nella lunga storia dell’umanità, ma negli anni in cui viviamo la tecnologia è cresciuta con una velocità formidabile, utilizzando le risorse della terra, quali il petrolio e l’energia elettrica e mettendoci a disposizione moltissimi strumenti: al punto che non riusciamo a vivere senza di essi. E quando manca ad esempio l’elettricità, magari per un breve tempo perché c’è stato un normale temporale, andiamo tutti in crisi: sembra impossibile vivere!”.

Mara scoppia a ridere e ricorda come, dopo ogni anche brevissimo black-out, tutti si agitino: “chiama di qua, chiama di là…” per trovare chi possa rimediare al guasto.

Ci siamo divertiti a elencare tutti gli strumenti tecnologici di cui abbiamo esperienza diretta che migliorano la nostra vita e ne è venuta fuori una lista molto lunga e sicuramente incompleta.

Eccola in ordine spontaneo, come ci è venuta in mente: carrozzina elettrica e prima nel tempo quella manuale; deambulatore, stampelle, tutori; la “pompa”, cioè la tecnologia che inserita nel nostro corpo ci aiuta ad essere più capaci di controllare il nostro movimento (Rosita ha appena subito un intervento per sistemare la sua); tablet e computer e prima ancora macchina da scrivere, casco per scrittura, tastiere speciali, mouse adattati alla nostra capacità motoria; stampanti; cellulare, e prima ancora il telefono; televisore, telecomando; automobili con possibilità di trasporto di carrozzine; la sedia con ruote galleggianti che permette di entrare nel mare; ausili speciali per fare sport, come quelli usati da Bebe Vio; ALEXA di Amazon, che tutti ormai qui conosciamo come fosse un personaggio e che serve per accendere e spegnere il televisore, cambiare i programmi e dare altri tipi di comando; letto a comando elettrico; sollevatore; luce; attrezzature domotiche per aprire porte, accendere e spegnere la luce, cucinare; ausili, scivoli e accorgimenti vari per eliminare le barriere architettoniche; tutti gli elettrodomestici e infine la posta elettronica, i programmi di scrittura, gioco, comunicazione.

Come potremmo fare a meno di tutte queste cose? Siamo talmente abituati ad utilizzarle che quando ci mancano ci sembra di non poter vivere normalmente.

Questi strumenti ci aiutano a scrivere, giocare, disegnare, riprodurre immagini, realizzare prodotti lavorativi, essere il più autonomi possibile, non chiedere sempre aiuto, uscire di casa, partecipare alla vita sociale, godere di tante opportunità.

Ci hanno aiutato e ci aiutano moltissimo a comunicare con gli altri: lo abbiamo sperimentato nei tempi della pandemia, quando non potevamo uscire. Le video chiamate ci hanno permesso di mantenere le relazioni con le persone che amiamo, la posta elettronica ci aiuta a rimanere in contatto costante con le nostre famiglie e gli amici.

La tecnologia è di grande aiuto anche per le persone che devono assisterci, permette loro di fare meno fatica e di offrirci quindi occasioni che altrimenti non sarebbero sempre in grado di assicurarci: potremmo essere costretti a letto, a non uscire… e questo sarebbe molto triste.

A questo punto ci interroghiamo sui possibili rischi che un uso eccessivo della tecnologia può comportare: ci possiamo isolare dagli altri, perdere il senso della realtà, chiuderci…

Se il nostro tempo viene assorbito in troppa misura dall’uso delle tecnologie, possiamo perdere altre opportunità, come la conoscenza della natura, degli animali, di luoghi e persone.

Il mio nipotino conosce i video-giochi, ma non sa come dare da mangiare alle papere, non le aveva mai viste…” dice Martina.

 

E, andando al di là di quanto succede a noi singolarmente o come comunità, emergono alcune intuizioni e suggestioni: la velocità dello sviluppo tecnologico impone dei cambiamenti a cui non siamo in grado di far fronte, facciamo fatica a stare al passo.

I nonni non sono in grado di usare i programmi nuovi, non sono nativi-digitali.

E i poveri? Potrebbero essere sempre più in difficoltà.

E ancora: la tecnologia è anche quella che produce armi sempre più potenti e distruttive. Come fermare un’evoluzione che può distruggere l’umanità?

Noi non abbiamo molte possibilità di influire, ma possiamo cercare di essere consapevoli nell’uso della tecnologia, di limitare il tempo in cui la usiamo, di incentivare per noi stessi, per gli altri, per i bambini che conosciamo esperienze di vita a contatto con gli altri e con la natura; esperienze che aiutino ad attrezzarsi per affrontare situazioni nuove con mezzi semplici e naturali.

Ci siamo messi a confronto con problemi più grandi di noi, senza trovare soluzioni straordinarie, ma con la gioia di esserci incontrati tra persone che non solo vivono insieme, ma anche si stimano a vicenda, desiderano scambiarsi affetti e pensieri, sanno di poter essere dono l’uno per l’altro: questo è del tutto reale e per nulla virtuale e nessuna tecnologia, nessuna Intelligenza Artificiale potrà rispondere neppure in futuro al bisogno di comunione che ciascuno ha nel cuore”.

 

Claudia Bodei, Patrizia Casagrande, Mara Faccioli, Rosita Marsico, Sedeki Nzasengimana, Martina Zanzarelli con Andrea Cassinelli e Carla Andreotti