Sviluppo tipico e atipico del bambino

Occorre lavorare affinché i bambini possano rientrare in quel percorso che permette loro di evolvere, non sempre all’interno della stessa strada percorsa dagli altri, ma con lo stesso fine. Ne parla Rachele Fantinel, medico psichiatra del Presidio di Riabilitazione di Pasian di Prato

Cosa ci aspettiamo nello sviluppo del bambino? Che segua un percorso regolare? Che ci siano “degli alti e bassi”? Che differenza c’è tra sviluppo tipico e atipico?

Oggi disponiamo, fortunatamente, di mille fonti di informazione (internet, giornali, manuali di sopravvivenza per genitori…): leggiamo, ascoltiamo l’esperto di questo e di quello nell’ottica di essere sempre più dei genitori adeguati, capaci di sintonizzarci sulla frequenza di crescita dei nostri figli per capire se tutto funziona al meglio… Sì, abbiamo bisogno di sentirci adeguati e per fare questo la modalità più importante è l’osservazione.

Sederci e guardare i nostri bambini… Guardarli per vedere se ci guardano, sorridere per vedere se ci sorridono, fare una smorfia per capire se questo suscita in loro qualche reazione, chiamarli per vedere se si girano verso di noi… Lo strumento più importante che abbiamo per capire come si sta sviluppando il bambino è infatti la nostra osservazione.

Ma qual è lo sviluppo tipico? Nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità si trova una puntuale descrizione (ripresa qui sotto) delle tappe dello sviluppo del bambino dai 3 mesi ai 6 anni di vita. L’osservazione si può organizzare per aree: si considerano gli aspetti motori, linguistici e di cognizione, visivi, le capacità manuali e relazionali.

Nel neonato, quindi nei primissimi mesi di vita, è consuetudine osservare la capacità di movimento spontaneo e il tono muscolare (ad.es. è troppo rigido o troppo lasso quando lo prendo in braccio…), la capacità di controllare la testa fino a tenerla sollevata, il tipo di pianto e quando si manifesta in particolare, se è facilmente consolabile o meno, se il bimbo reagisce agli stimoli, siano essi visivi, uditivi, tattili, se comincia a fissare e seguire per poco tempo i volti familiari.

Tra i 3 e 6 mesi mi aspetto che il bimbo sia in grado di sollevare testa e tronco quando disteso a pancia in giù, che apra e chiuda le mani, che le porti alla bocca. Mi accorgo che è in grado di riconoscere una voce familiare, inizia a produrre dei suoni, segue i movimenti di persone o cose, inizia a coordinare la vista con il movimento afferrando gli oggetti, sorride quando l’adulto di riferimento gli sorride, ovvero inizia a sviluppare quello che si chiama il sorriso sociale.

STE 8577Tra i 6 e i 12 mesi il bambino impara a rotolare, mettersi seduto e alzarsi con appoggio, passa gli oggetti da una mano all’altra. Usa le mani e la bocca per conoscere gli oggetti, cerca di raggiungere anche quelli lontani. Risponde al proprio nome. Si sviluppa la lallazione, ovvero la produzione di catene di suoni. Si completa lo sviluppo della capacità di vedere i colori e di vedere lontano; riesce a seguire con gli occhi i movimenti degli oggetti. È interessato a ciò che si vede nello specchio e a giocare con gli altri. Risponde alle espressioni che indicano emozioni.

Tra i 12 e i 24 mesi aumentano le capacità di movimento da disteso, per cui il bambino è in grado di cambiare diverse posizioni, si mette seduto senza aiuto e si alza, quindi è in grado di muoversi prima con appoggio, poi in autonomia. Comincia a dire le prime parole di senso compiuto (no, mamma…), usa i gesti, ripete suoni e gesti, cambia tono di voce, passa dall’esplorazione dell’oggetto al suo utilizzo (sbatte, fa cadere, agita…), guarda verso l’oggetto di cui si parla, usa la presa a pinza, usa il dito per indicare. Piange quando i genitori si allontanano, è preoccupato da chi non conosce.

Tra i 2 e i 3 anni, il bambino cammina in autonomia, si muove anche sulle scale, con appoggio, calcia la palla, sposta i giocattoli da una parte all’altra. Si amplia il vocabolario, compaiono le semplici frasi composte da 2 a 4 parole. Il bambino ripete parole, riconosce gli oggetti per forma e colore, riconosce nomi di persone, scarabocchia, costruisce torri, svuota contenitori, inizia a usare maggiormente una mano rispetto all’altra. Imita il comportamento degli altri, inizia a fare i giochi del “far finta”.

Tra i 3 e i 4 anni sale e scende le scale alternando i piedi, va sul triciclo. Usa frasi con più parole, dice il proprio nome, utilizza i pronomi, si fa capire dagli estranei, comincia ad orientarsi nello spazio (dentro, fuori, sopra, sotto), comprende il linguaggio, gioca a fare finta, tiene in mano la matita in posizione corretta, disegna linee con matite colorate. Imita i pari e gli adulti, comincia a fare giochi in cui rispettare il proprio turno, apprende il concetto di mio e suo, esprime affetto, tollera l’allontanamento dei genitori.

Tra i 4 e i 5 anni riesce a saltare su un piede e stare fermo per più di 5 secondi su un piede, tira la palla con forza, prende la palla di rimbalzo. Nomina i colori, i numeri, riesce ad esprimersi abbastanza bene, in modo comprensibile per l’estraneo. Riesce a raccontare una storia. A volte non distingue tra realtà e fantasia. Inizia a disegnare cerchi e copia i quadrati. Inizia il disegno della persona. Usa le forbici. Lavora in gruppo con i pari, gioca, arricchisce i giochi di immaginazione. Sa vestire e svestire. Si concepisce come una persona fatta di corpo, mente e sentimenti.

Tra i 5 e i 6 anni si arrampica, salta la corda, va sull’altalena, sta su un piede solo per più di 10 secondi. Conta fino a 10 o più oggetti. Racconta storie, ricorda quelle che ha sentito, conosce cose di vita quotidiana, capisce meglio il concetto di tempo. Copia triangoli e altre forme, disegna persone con il corpo, usa forchetta e cucchiaio, si veste e sveste senza aiuto. Si diverte, canta, balla, accetta maggiormente le regole, vuole accontentare gli amici. Distingue tra realtà e fantasia.

Come capisco se alcune “stranezze o ritardi” sono fisiologici o devo preoccuparmi perché si discostano troppo da quello che è chiamato sviluppo tipico?

Bisogna considerare che le modalità di sviluppo del bambino sono anche legate a fattori di tipo genetico e ambientale. Riconoscere uno sviluppo atipico è sicuramente prerogativa di un professionista, sia esso medico, psicologo, terapista /riabilitatore sanitario, ma il genitore e chi gli sta accanto può sicuramente cogliere quelli che chiamiamo i campanelli d’allarme: un ritardo rispetto al normale tempo di sviluppo ad esempio del movimento/cammino, del linguaggio; vedo il mio bambino in difficoltà al parco, quando gioca con i compagni, evita certi giochi, è sbadato e non sta fermo, per questo finiamo più volte al pronto soccorso perché spesso magari si fa male, non ha amici, tende a giocare da solo…

Certo, molti bambini da queste situazioni evolvono spontaneamente, per fortuna siamo in età evolutiva, ma per alcuni di loro la crescita non è così lineare. Di fronte al dubbio è meglio fare riferimento agli specialisti piuttosto che attendere l’evoluzione, perché il tempo è prezioso e riuscire ad intercettare uno sviluppo atipico in età precoce permette di avere più chance di evoluzione positiva, magari anche attraverso un percorso riabilitativo contenuto nel tempo.

Altri elementi importanti da osservare sono il ritmo sonno-veglia, se è regolare o disturbato, e l’alimentazione, se il bambino mangia poco o tanto se mangia di tutto o è selettivo. I disturbi nell’alimentazione e i disturbi del sonno sono condizioni che richiedono una presa in carico, in primis sicuramente dal pediatra, in seconda battuta eventualmente dal neuropsichiatra.

A partire dall’ingresso alla scuola primaria l’osservazione verte sulle capacità di apprendimento, l’avvio della letto-scrittura, delle competenze logico-matematiche, la capacità di attenzione, la capacità di lavorare in gruppo, di comunicare e socializzare, di rispettare le regole dei vari contesti. Anche in questo caso, di fronte alle fragilità è opportuno chiedere consiglio e confrontarsi con gli esperti.

I nostri Presidi di riabilitazione sono pronti ad accogliere le atipicità dello sviluppo, a “lavorare” insieme ai bambini e alle loro famiglie, affinché i bambini possano facilmente rientrare in quel percorso di sviluppo che permette loro di evolvere, non sempre all’interno della stessa strada percorsa dagli altri, ma con lo stesso fine, che è quello di favorire al meglio lo sviluppo della persona in tutte le sue forme.